Mentre su X si discuteva della gaffe sui Beatles o del sarcasmo di Paolo Bonolis, tra gli addetti ai lavori il brusio era di tutt’altro tipo. Perché Taratata, approdata ieri sera su Canale 5, non è solo musica in tv: è una sfida ingegneristica che in Italia non si vedeva dai tempi di Doc di Renzo Arbore.
- Il segreto del suono di Taratata: no, non era playback
- Quello che Bonolis ha aggiunto (e cosa ha tolto)
- La lezione francese: il 600° numero e la beneficenza
- Il momento Beatles: errore o strategia?
- Il Mito Taratata: 3 momenti che hanno fatto la storia
- Taratata puntata 1: esperimento riuscito o operazione nostalgia?
Il segreto del suono di Taratata: no, non era playback

Credit photo Mediaset Infinity / Press Mediaset
La critica più frequente sui social? “Suonano troppo bene per essere dal vivo”. In realtà, il segreto sta nel DNA del format creato da Nagui nel 1993. A differenza degli show italiani classici, dove il suono è gestito per la diffusione in studio, a Taratata il miraggio segue logiche da studio di registrazione.
I microfoni usati non sono quelli standard televisivi, ma set scelti per esaltare dinamiche del live puro. Ecco perché la voce di Elisa sembrava un disco: non era trucco, era tecnica.
Quello che Bonolis ha aggiunto (e cosa ha tolto)
In Francia, Segui è un passacarte di lusso: presenta l’ospite e sparisce. Bonolis ha fatto l’esatto opposto, trasformando il programma in un talk musicale. Il rischio è quello di trasformare un tempio della musica in un’appendice de Il Senso della Vita.
Sicuramente è riuscito, il caro Paolo, ha creare narrazione. Se il Taratata francese è per i fissati della musica, quello di ieri sera è stato per tutti, rendendo pop (nel senso nobile) artisti come Ligabue o i Negramaro.
L’Innocente Follia di Nagui
Non si può capire il successo di ieri sera senza conoscere Nagui Fam (classe 1961), il re della TV francese. Nel 1993 ebbe un’idea folle: creare uno show dove non si promuovono dischi per contratto, ma si suona per puro piacere.
La curiosità: Il nome “Taratata” non significa nulla. È un’onomatopea che Nagui usava per canzonare le sigle pompose dei vecchi programmi TV.
Il potere del format: In Francia, Nagui è il “custode” dell’Olimpo. Se ti chiama a Taratata, la tua carriera cambia. Ieri sera Bonolis ha ereditato questo scettro, portando quel prestigio su Canale 5.
La lezione francese: il 600° numero e la beneficenza
Mentre noi festeggiamo il debutto, in Francia hanno appena festeggiato la puntata numero 600 allo Zénith di Parigi con 50 artisti. Lì Taratata non è un evento speciale, è un istituzione che serve a raccogliere fondi contro il cancro.
La forza del format sta proprio in questo: gli artisti vanno a Taratata “gratis” o per spirito di collaborazione, perché esserci significa appartenere all’élite della musica mondiale (da Lady Gaga ai Muse).
Il momento Beatles: errore o strategia?
La famosa gaffe di Bonolis con la ragazza in prima fila non è stata un incidente. E’ servita a tracciare una linea: Taratata non è per la generazione TikTok dei 15 secondi, è per chi vuole sedersi ed ascoltare un assolo di chitarra. Bacchettando la ragazza, Bonolis ha ribadito il target: boomer e millennial che amano la musica suonata.
Taratata non è l’anti-Sanremo è l’anti-talent. Qui non si vince nulla, si celebra e basta. E la seconda puntata con Zucchero e i Maneskin promette di alzare ancora di più i decibel.
Il Mito Taratata: 3 momenti che hanno fatto la storia
Prima di Bonolis, il palco di Nagui ha ospitato incroci che sembravano pura utopia. Ecco i tre più iconici:
- Lady Gaga & Taratata (2009): Una Gaga agli esordi, solo piano e voce, sconvolse la Francia dimostrando di essere un mostro di bravura oltre i vestiti di carne.<
- Lenny Kravitz : l’essenza del rock 100% Live.
- La perla rock: Muse – “Feeling Good”: hanno trasformato uno studio televisivo in un’arena rock.<
Taratata puntata 1: esperimento riuscito o operazione nostalgia?
Alla fine della fiera, resta un dubbio legittimo: avevamo davvero bisogno di importare un format di trent’anni fa per ricordarci come si suona una chitarra in TV? L’approdo di Taratata su Mediaset somiglia più a un’operazione di ‘pulizia dell’immagine’ che a una vera rivoluzione culturale.
Bonolis ha fatto il Bonolis, con quel suo fare da intellettuale prestato al pop che non manca mai di sottolineare la distanza tra sé e il resto del mondo (ragazza dei Beatles docet). Ma tolti i nomi altisonanti e l’audio impeccabile, cosa resta?
Uno show che vorrebbe essere d’élite ma che deve comunque fare i conti con gli share e le interruzioni pubblicitarie. Lunedì prossimo il banco di prova sarà definitivo: con l’arrivo dei Maneskin capiremo se Taratata è un progetto con un futuro o se rimarrà solo l’ennesimo tentativo di Mediaset di darsi un tono, fallendo nel tentativo di svecchiare un pubblico che, forse, preferisce ancora i talent alla musica suonata per davvero.
Il debutto ha riacceso i riflettori sulla musica suonata. Pensate che questo format possa davvero cambiare le regole del gioco in TV? Diteci la vostra, specialmente se, come noi, ieri sera siete rimasti incollati allo schermo per il piacere del puro suono.
